Padre e figlio controllano la causale di un bonifico bancario

Bonifico al figlio: cosa scrivere nella causale per evitare problemi con il Fisco

Perché la causale del bonifico al figlio è così importante

Ogni anno migliaia di genitori italiani effettuano bonifici ai propri figli per aiutarli con l’affitto, l’acquisto di un’auto o semplicemente per sostenerli economicamente. Quello che molti non sanno è che l’Agenzia delle Entrate monitora sistematicamente i movimenti bancari, e un bonifico con causale assente, generica o ambigua può far scattare un accertamento fiscale.

Il problema non riguarda la legalità del trasferimento — donare denaro ai propri figli è perfettamente lecito — ma la tracciabilità. Dal 2017, con l’entrata in vigore del sistema di scambio automatico di informazioni tra banche e Fisco, ogni movimento bancario superiore a una certa soglia viene segnalato. Una causale vuota o vaga come “regalo” può essere interpretata come tentativo di occultare redditi non dichiarati.

Le formule corrette da usare nella causale

Gli avvocati tributaristi consigliano di utilizzare formule precise che identifichino chiaramente la natura del trasferimento. Per una donazione, la causale più sicura è: “Donazione da genitore a figlio ai sensi dell’art. 769 del Codice Civile”. Questa formula fa riferimento esplicito alla norma che disciplina le donazioni e non lascia spazio a interpretazioni.

Per un prestito familiare, invece, è consigliabile scrivere: “Prestito infruttifero da genitore a figlio — restituzione entro [data]”. In questo caso è fondamentale che esista anche una scrittura privata firmata da entrambe le parti, che documenti le condizioni del prestito.

Per il mantenimento di un figlio maggiorenne ancora a carico, la formula appropriata è: “Contributo al mantenimento del figlio [nome e cognome]”. Se il bonifico è destinato a coprire una spesa specifica, è utile indicarla: “Contributo per affitto abitazione figlio [nome] — mese di [mese/anno]”.

Le soglie da conoscere

Per le donazioni tra genitori e figli esiste una franchigia di 1 milione di euro per ciascun genitore verso ciascun figlio. Questo significa che un padre e una madre possono donare complessivamente fino a 2 milioni di euro al proprio figlio senza che sia dovuta alcuna imposta sulle donazioni. Superata questa soglia, si applica un’aliquota del 4% sull’importo eccedente.

Per donazioni di valore non modico — generalmente superiori a 5.000-10.000 euro, secondo la giurisprudenza prevalente — è necessario l’atto notarile. Le donazioni di modico valore, invece, possono avvenire con semplice bonifico, purché la causale sia chiara e il trasferimento sia proporzionato al patrimonio del donante.

Errori comuni da evitare

Il primo errore è lasciare la causale vuota. Il secondo è usare formule ambigue come “per te”, “soldi”, “aiuto” o peggio ancora “pagamento” — termine che può suggerire l’esistenza di una prestazione lavorativa non dichiarata. Anche “regalo di compleanno” su un importo di 10.000 euro potrebbe risultare poco credibile in sede di accertamento.

Un altro errore frequente è frazionare un bonifico consistente in più trasferimenti di piccolo importo per “non dare nell’occhio”. Questa pratica, nota come smurfing, è specificamente monitorata dall’Unità di Informazione Finanziaria e può configurare il reato di riciclaggio, con conseguenze molto più gravi di un semplice accertamento fiscale.

Il consiglio pratico

La regola d’oro è semplice: ogni bonifico al figlio deve avere una causale che risponda alle domande “chi”, “a chi”, “perché” e “a che titolo”. Non servono formule elaborate — serve chiarezza. E per trasferimenti superiori a 5.000 euro, un breve consulto con il proprio commercialista può evitare problemi che costerebbero molto di più della parcella professionale.

Author

  • Dario Fattore è un blogger italiano di moda e lifestyle, fondatore del blog Who’s Daf. Condivide contenuti su stile, vita quotidiana e ispirazioni personali sui social media.

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